La via del tocco del viso
Il volto, le dita, la Via
Ci sono parole che, una volta scomposte, rivelano qualcosa che a prima vista rimane nascosto. KAOSHIDŌ è una di queste. Nel suo nome si incontrano tre elementi — Kao, Shi e Dō — che conducono dal volto alle dita e dalle dita alla Via. Non raccontano soltanto il luogo in cui avviene un trattamento o il gesto attraverso cui viene eseguito, ma suggeriscono un modo di intendere il tocco come qualcosa che può essere studiato, affinato e continuamente approfondito.
Kao 顔 significa “volto”. Una traduzione semplice per una realtà molto più complessa. Il volto è la parte di noi attraverso cui veniamo riconosciuti e una delle più presenti nella relazione con gli altri. Cambia quando sorridiamo, quando siamo concentrati, quando siamo stanchi; cambia lentamente con il trascorrere degli anni e continuamente attraverso le espressioni. Avvicinarsi al volto attraverso le mani significa quindi incontrare uno spazio particolarmente personale, nel quale precisione e delicatezza devono imparare a convivere.
La seconda parte del nome è Shi 指, “dito”. È lo stesso carattere presente nella parola Shiatsu 指圧, composta da shi 指, dito, e atsu 圧, pressione. Il significato letterale di Shi non è dunque “tocco”, ma il riferimento alle dita apre naturalmente alla dimensione della manualità. Sono le dita a entrare in contatto con il volto, a percepirne forme e consistenze, a esercitare una pressione o ad alleggerirla, a seguire un movimento e a modificarne il ritmo. Il tocco prende forma proprio attraverso questa relazione concreta tra la mano e ciò che incontra.
Forse è qui che una parola apparentemente semplice comincia ad acquistare profondità. Le dita non sono soltanto lo strumento attraverso cui viene applicata una tecnica. Con la pratica diventano progressivamente più sensibili alla pressione, al ritmo e alle differenze che ogni volto presenta. Un gesto imparato può essere ripetuto molte volte, ma non viene mai ricevuto esattamente nello stesso modo. La tecnica offre una forma; l'esperienza insegna lentamente ad abitarla.
L'ultimo elemento è Dō 道, generalmente tradotto come “Via”. È un carattere dalla storia antica, originariamente appartenente alla cultura cinese come Dào e successivamente profondamente presente anche nella cultura giapponese. Lo incontriamo in parole come Jūdō, Kendō, Aikidō, Shodō e Chadō. La Via, in questi contesti, non coincide semplicemente con una strada che conduce a una destinazione: richiama una pratica che si approfondisce attraverso il tempo, nella quale ripetere non significa necessariamente fare sempre la stessa cosa.
Chi ripete un gesto per la prima volta e chi lo ripete dopo anni possono compiere apparentemente lo stesso movimento, ma non possiedono la stessa esperienza. Nel frattempo sono cambiate la precisione, la naturalezza, la capacità di osservare e forse anche quella di accorgersi di dettagli che inizialmente passavano inosservati. Il Dō porta con sé proprio questa suggestione: la pratica non è soltanto un mezzo per raggiungere una competenza, ma può diventare essa stessa un cammino.
È così che i tre elementi di KAOSHIDŌ cominciano a dialogare. Kao indica il volto, Shi le dita, Dō la Via. La loro unione può essere espressa attraverso le parole “La Via del Tocco del Viso”: non come una rigida traduzione letterale — perché Shi significa propriamente “dito” — ma come un significato capace di raccogliere ciò che quei tre elementi, insieme, evocano.
Il volto offre il luogo. Le dita rendono possibile il contatto. La Via introduce il tempo.
E forse è proprio il tempo a trasformare maggiormente il gesto. All'inizio le mani cercano di ricordare ciò che devono fare; con la pratica acquistano sicurezza, poi precisione, e lentamente possono diventare più disponibili ad ascoltare. Non perché la tecnica perda importanza, ma perché è stata assimilata abbastanza profondamente da non occupare più tutta l'attenzione.
In questo senso KAOSHIDŌ racconta qualcosa che appartiene a molte arti del gesto: si comincia imparando una forma, ma non necessariamente si finisce quando quella forma è stata appresa. Si continua a ripeterla, a osservarla e a incontrarla nuovamente, scoprendo che ciò che cambia non è soltanto il movimento delle mani.
Kao, il volto. Shi, le dita. Dō, la Via.
Tre elementi e un'immagine semplice: una mano incontra un volto e, attraverso la pratica, continua a imparare come toccarlo.
Giovanni Randon
Direttore della Scuola KINUTE® – Corsi di Massaggio Facciale KAOSHIDŌ
Aggiungi commento
Commenti