Dalla Cina al Giappone, la lunga storia delle mani che premono e accarezzano
Prima che parole come Shiatsu diventassero conosciute in Occidente, in Giappone esisteva già una lunga cultura del trattamento attraverso le mani. Una delle sue espressioni più importanti è l’Anma 按摩, pratica che appartiene alla storia della medicina manuale giapponese ma le cui radici conducono ancora più indietro, verso la Cina antica. La sua storia è quindi anche una storia di trasmissione culturale: conoscenze che attraversano territori, vengono accolte da un’altra società e, con il trascorrere dei secoli, cambiano fino ad assumere caratteristiche proprie.
Le origini delle pratiche da cui l’Anma si sviluppò sono molto antiche. Fonti storiche cinesi documentano forme di manipolazione manuale già in epoche precedenti alla formazione dei grandi testi classici della medicina cinese. Quando, a partire dal VI secolo, conoscenze mediche provenienti dalla Cina raggiunsero il Giappone anche attraverso la penisola coreana, insieme all’agopuntura, alla moxibustione e ad altre concezioni del corpo arrivarono anche pratiche manuali. Nel nuovo contesto culturale queste conoscenze non furono semplicemente conservate: vennero progressivamente reinterpretate e trasformate. È proprio questo processo, durato secoli, che permette di parlare dell’Anma come di una tradizione autenticamente giapponese senza cancellarne l’origine cinese.
Anche il nome racconta qualcosa del gesto. An 按 rimanda all’azione di premere, mentre Ma 摩 indica quella di sfregare o accarezzare. Due azioni semplici, quasi elementari, che suggeriscono già una caratteristica importante delle arti manuali: il trattamento nasce dal movimento delle mani sul corpo. Nel corso del tempo l’Anma ha raccolto pressioni, impastamenti, sfregamenti e movimenti ritmici, insieme ad altre modalità di contatto. Nella pratica moderna giapponese viene generalmente eseguito attraverso gli abiti e comprende soprattutto impastamenti, accompagnati da pressioni, sfioramenti e talvolta brevi mobilizzazioni articolari. La forma attuale, naturalmente, non deve essere proiettata senza cautela sul passato: come ogni tradizione viva, anche l’Anma si è modificato attraversando epoche e differenti concezioni della salute.
Un capitolo particolarmente significativo della sua storia riguarda il rapporto con le persone non vedenti. Durante il periodo Edo, tra XVII e XIX secolo, le professioni legate al massaggio e all’agopuntura offrirono importanti possibilità di formazione e lavoro alle persone con disabilità visiva. Nel 1680 l’agopuntore non vedente Sugiyama Waichi fondò una scuola nella quale venivano insegnati agopuntura e massaggio; successivamente sorsero altre istituzioni dedicate alla formazione delle persone cieche. Questo legame non appartiene soltanto al passato: ancora oggi in Giappone esistono percorsi nei quali persone con disabilità visiva ricevono formazione professionale nell’Anma, nel massaggio e nello Shiatsu.
È una parte della storia che merita attenzione perché ci ricorda quanto il tatto possa diventare una forma raffinata di conoscenza. Una mano allenata impara a riconoscere consistenze, tensioni, differenze, forme e reazioni attraverso il contatto. Non si tratta di attribuire alle persone non vedenti capacità misteriose o innate: la sensibilità manuale è anche il risultato dell’educazione, della pratica e della ripetizione. Ma proprio la storia dell’Anma mostra quanto profondamente il sapere delle mani sia stato coltivato e trasmesso in Giappone.
Con l’apertura del Paese e l’inizio dell’epoca Meiji, nella seconda metà dell’Ottocento, il sistema sanitario giapponese attraversò trasformazioni profonde. Il nuovo governo privilegiò progressivamente la medicina occidentale e molte istituzioni tradizionali vennero ridimensionate o riorganizzate. L’Anma, tuttavia, non scomparve. Attraversò la modernizzazione, entrò in nuovi sistemi di formazione e continuò a essere praticato. La sua presenza è visibile ancora oggi nell’ordinamento professionale giapponese, dove Anma, massage e Shiatsu compaiono insieme nella formazione e nella qualificazione professionale.
È interessante fermarsi proprio qui, perché questa storia permette di evitare una semplificazione frequente. Le arti manuali giapponesi non sono nate tutte nello stesso momento e non costituiscono un’unica tecnica immutata tramandata dall’antichità. Sono il risultato di incontri, trasmissioni e trasformazioni. Conoscenze provenienti dalla Cina entrarono in Giappone; furono studiate, adattate e modificate; nuove forme apparvero e altre cambiarono significato. Anche lo Shiatsu, molto più conosciuto oggi fuori dal Giappone, appartiene a una storia successiva e non dovrebbe essere semplicemente sovrapposto all’Anma.
Forse è proprio questo a rendere l’Anma così interessante per una biblioteca dedicata alla cultura del tocco. Ci mostra che una tradizione non è necessariamente qualcosa che rimane immobile. Può conservare una memoria e, nello stesso tempo, continuare a trasformarsi. Le tecniche cambiano, i sistemi attraverso cui vengono interpretate cambiano, persino il modo di insegnarle può cambiare.
Eppure rimane qualcosa di sorprendentemente semplice.
Una persona incontra un’altra persona attraverso le mani.
Giovanni Randon
Direttore della Scuola KINUTE® – Corsi di Massaggio Facciale KAOSHIDŌ
Aggiungi commento
Commenti