Il sonno nella Medicina Tradizionale Cinese. La notte, lo Yin e il riposo dello Shen
Ogni sera il corpo compie un passaggio che conosciamo da sempre e che, proprio per questo, spesso smettiamo di osservare.
La luce diminuisce, le attività rallentano, lo sguardo cerca meno il mondo esterno. Arriva un momento in cui ciò che durante il giorno era rivolto fuori comincia lentamente a raccogliersi.
La Medicina Tradizionale Cinese interpreta questo passaggio attraverso il rapporto tra Yin e Yang.
Lo Yang è associato al movimento, alla luce, all’attività e all’espansione. Lo Yin richiama invece la quiete, l’oscurità, il raccoglimento e il riposo. Non sono due condizioni separate, ma aspetti complementari di uno stesso ciclo: il giorno prepara la notte e la notte rende possibile un nuovo giorno.
Nel linguaggio tradizionale cinese, dormire significa anche permettere all’attività dello Yang di ritirarsi e lasciare maggiore spazio allo Yin.
È una rappresentazione antica del sonno, diversa da quella con cui oggi la fisiologia e le neuroscienze ne descrivono i meccanismi, ma capace di raccontare con grande immediatezza una necessità ancora molto attuale: non possiamo restare continuamente rivolti verso l’esterno.
Alla qualità del riposo la tradizione associa anche lo Shen 神.
La parola viene spesso tradotta con “Spirito”, ma il suo significato è più ampio. Nel pensiero medico cinese comprende aspetti legati alla coscienza, alla presenza mentale, all’attenzione, alla vita emotiva e alla qualità con cui una persona entra in relazione con ciò che la circonda.
Lo Shen viene tradizionalmente associato al Cuore.
Quando i testi parlano di uno Shen quieto, descrivono una condizione nella quale la mente può raccogliersi. Quando parlano invece di uno Shen agitato, evocano inquietudine, pensieri persistenti, difficoltà a trovare riposo.
Non si tratta di una diagnosi secondo la medicina contemporanea, ma di un sistema tradizionale attraverso cui l’esperienza umana è stata osservata e interpretata.
Ed è forse proprio questa immagine a parlare con particolare forza alla vita di oggi.
Le nostre giornate terminano sempre più raramente quando termina la luce. Continuiamo a lavorare, leggere, comunicare, rispondere. Gli schermi accompagnano spesso le ultime ore della sera e il flusso delle informazioni può proseguire fino al momento in cui ci corichiamo.
Il corpo è fermo, ma l’attività continua.
In termini antichi potremmo dire che il giorno fatica a lasciare spazio alla notte.
La tradizione cinese attribuisce invece grande importanza al ritmo. Ogni fase dell’esistenza possiede un proprio tempo: espandersi e raccogliersi, agire e riposare, ricevere e lasciare andare.
Il sonno appartiene a questa alternanza.
Non è semplicemente un’interruzione delle attività, ma una parte necessaria del ciclo.
Anche i piccoli gesti che precedono la notte possono essere osservati in questa prospettiva. Abbassare la luce, interrompere gradualmente le attività, dedicare qualche minuto al silenzio, al respiro o a una routine tranquilla significa creare una soglia tra ciò che abbiamo fatto durante il giorno e il momento in cui non dobbiamo più fare nulla.
Non esiste naturalmente un unico rituale valido per tutti.
Il punto non è costruire una nuova regola, ma recuperare il senso del passaggio.
Anche il contatto può talvolta appartenere a questo tempo di rallentamento. Un massaggio, una pressione delicata o semplicemente il calore di una mano possono essere vissuti come esperienze piacevoli di quiete. Non è necessario attribuire loro la capacità di “riequilibrare lo Shen” o trattare i disturbi del sonno per riconoscere il valore di un momento in cui il corpo può smettere di essere continuamente impegnato nell’azione.
Il sonno, del resto, possiede una caratteristica particolare: non possiamo ottenerlo attraverso uno sforzo diretto.
Più cerchiamo di obbligarci a dormire, più facilmente rimaniamo svegli.
Possiamo soltanto preparare le condizioni e, a un certo punto, lasciare andare.
Forse è questa una delle immagini più profonde che il pensiero dello Yin e dello Yang conserva ancora oggi.
La notte non è ciò che rimane quando il giorno è finito.
Ha una propria qualità.
Il silenzio non è semplicemente assenza di suono. Il riposo non è tempo sottratto alla produttività. Il sonno non è una parentesi vuota tra due giornate.
È il momento in cui accettiamo di non dover continuare.
Ogni sera lasciamo lentamente il mondo.
Ogni mattina torniamo a incontrarlo.
Giovanni Randon
Direttore della Scuola KINUTE® – Corsi di Massaggio Facciale KAOSHIDŌ
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